Nov 26, 2018 - Temi    No Comments

Per me è quasi bye bye

di Gianni Delorenzi

Tutto cominciò durante uno degli ultimi Consigli Comunali. Il vecchio Tilio, capogruppo nominale PLR, rivolse uno sguardo interrogativo all’Angelo Colombo, il boss del partito.

  • A ‘ndem innanz?
  • E sì, ma che dubbi hai?

L’Angelo Colombo è un italiano col passaporto svizzero. Tifa per l’Italia, non certo per la nostra Nati, ma di questo non voglio fargliene una colpa, sia chiaro, è solo una costatazione. Dalla vicina nazione importa un modo di fare ormai tipico degli italiani: ogni cosa diventa politica anche quando non lo è, esagerata, urlata, iperbolica, un’ultima spiaggia in cui strapparsi di dosso vestiti e capelli. Siamo distanti dall’usuale approccio politico svizzero, più pragmatico, meno urlato, unico nel mondo per molti versi. Siamo distanti da una ricerca di convergenze nel rispetto soprattutto delle minoranze. L’Angelo, codesta nostra cultura, ancora non l’ha nemmeno percepita.

Dallo sguardo accennato sopra ha preso il via l’ultimo referendum e per sette mesi il paese s’è incendiato, un argomento di opportunità è diventato politico anche se non lo era; peggio, è diventato partitico.

La casa anziani s’è trasformata, da necessità sociale, in una questione di cadreghino: i liberali hanno giocato il tutto per tutto per far saltare il banco e riprendersi la guida del villaggio. L’Angelo è stato nelle retrovie, ma c’era: cavoli che c’era! Ha fatto correre i suoi cavalli, forse solo per saggiare chi fosse veramente di razza. E hanno corso, cavoli se hanno corso!

I referendum in Ticino si tirano dietro tutti gli scontenti di ogni genere, quelli che votano no perché sono arrabbiati per una qualunque questione anche se non ha nulla a che vedere con ciò che si vota, anche se è una bazzecola. Recentemente a Chiasso sono riusciti tre referendum, a Mendrisio due. Fisiologicamente, tra gli scontenti di varia natura, vengono fuori e cercano di farsi notare anche loschi figuri, rancorosi, ignoranti: avvelenano gli animi, diffondono menzogne (fake news) tramite i loro siti Facebook; come gli antichi greci, prima inventano balle e poi ci credono. Ora strisciano via, le serpi, ma torneranno presto tronfi della loro ignoranza.

A Vacallo, il fatto che con il referendum abbia vinto il sì, di per sé è già un miracolo. Sono fiero di aver contribuito alla vittoria: contro avversari così forti, abili, agguerriti ed intelligenti da un punto di vista tattico e strategico, il successo fa ancora più piacere.

Di certo non finisce qui, ahimè! La mia sensazione tutta soggettiva è che ormai siamo in Italia, con tutto ciò che ne deriva. Domani si ricomincia con la questione della palestra: poco ma sicuro. Di nuovo noi socialisti arrischiamo di essere divisi; anche il paese sarà diviso, invece di essere una comunità che cerca di costruire il proprio bene collaborando.

Ma a noi socialisti, interessa ingaggiarci in una battaglia sulla palestra? Quali sono le nostre priorità? Non è su questa domanda che dovremmo riflettere, invece che rincorrere battaglie altrui in cui siamo destinati a dividerci e scomparire e senza nulla guadagnarci?

C’è l’ACC, un contributo finanziario ai poveri del paese e che i socialisti hanno voluto anni fa: una delle nostre rare vittorie, ma importante. Su questo punto i pipidini sono pronti a dimezzare le sovvenzioni, i liberali ad abolirle (in paese l’ala radicale sta scomparendo, purtroppo). I leghisti? Non so, forse al momento non lo sanno nemmeno loro. C’è la tematica delle aggregazioni. I liberali sono favorevoli, i leghisti pure, i PPD quasi certamente no. Detto per inciso, do per scontato che noi socialisti siamo favorevoli. C’è il Piano Regolatore da rivedere…

C’è un modo di far politica nuovo che va considerato. La storia lo valuterà meglio e ne darà un giudizio che ora è difficile. È un mondo in cui è facile cadere in tranelli, restare prigionieri in ragnatele tessute da altri, guadagnare insperati consensi, ma poi perderli quasi subito, lavorare sul breve termine e dimenticare che la grandezza di un popolo, di un paese, di una nazione, di un continente, si costruisce con obiettivi che guardano un orizzonte lontano e il lungo termine. Aggiungo solo che certi modi di fare generano tensioni mal sopportate dai politici di milizia come noi… e già si fa fatica a trovarne.

Unione socialista: quali sono i nostri obiettivi a corto temine e quali quelli ancora più lontani? Quali strategie adotteremo? Chi potranno essere i nostri alleati volta per volta? Ne troveremo? Da chi riusciremo a farci sentire? In particolare, riusciremo mai a trovare consensi tra i ceti che vorremmo rappresentare?

Soprattutto a breve termine, riusciremo a sentirci tra noi, prima ancora di farci sentire? Sarà possibile una qualche riunione da cui uscire rinfrancati e uniti?

Questa disanima è fatta da un municipale vecchio di anni che porterà a termine il suo mandato al meglio e poi si ritirerà. L’autunno avanza e faccio conto di godere i pochi giorni che mi restano in altro modo, impegnato ancora in qualcosa, certo, ma in ambiti che non siano partitici in senso stretto. Ancora un po’ e poi scenderò da questo palcoscenico con la coscienza di aver fatto al meglio ciò che potevo fare. Grazie per lasciarmi andare via in punta di piedi, se così a voi piacendo…

delo (Gianni Delorenzi, municipale)

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