Feb 5, 2019 - Temi    No Comments

Scelte private e responsabilità collettiva di Federica Caggia

Il cambiamento climatico, lo squilibrio degli ecosistemi e il deterioramento generale delle condizioni ambientali sono temi di grande attualità. Il rapporto ONU del 2010 evidenzia quattro cause principali che determinano la situazione attuale. La prima è la produzione di

cibo, che sfrutta non solo il 70% delle risorse di acqua potabile, ma anche il 38% delle terre usate dall’uomo riducendo la biodiversità negli ecosistemi e facendo aumentare la tossicità del terreno (a causa della lunga serie di veleni usati per “proteggere” il raccolto). Un secondo fattore importante è quello dell’uso domestico di carburanti fossili e di altre forme di energia, che ci servono per scaldare le nostre case e per illuminarle. Il settore dei trasporti e della mobilità è la terza grande causa, in particolare per via dell’immissione di gas a effetto serra. L’ultima è invece quella della produzione industriale di beni di consumo come sono ad esempio i vestiti, la carta e gli utensili. In particolare, i più inquinanti tra questi, sono gli apparecchi elettronici. Quest’ultimo settore è particolarmente sostenuto delle nazioni più ricche, perché sono quelle che possono permettersi una maggiore quantità di beni e un loro ricambio più frequente.

In quanto cittadini, siamo responsabilizzati di continuo sulle nostre scelte individuali di consumatori. Malgrado ciò, questa sommaria descrizione delle cause principali della nostra impronta ecologica evidenzia come la responsabilità sia da attribuire alle modalità di produzione usate oggi e agli scambi frenetici del commercio internazionale, oltre che alla condotta individuale. Possiamo diminuire i nostri consumi di prodotti animali, possiamo cercare di usare meno i mezzi di trasporto privati, possiamo persino cercare di usare prodotti certificati e sostenibili. Eppure, la corsia della carne al supermercato è ugualmente ricca di prodotti, le merci percorrono ancora centinaia di chilometri prima di arrivare nelle nostre case e le aziende continuano a venderci apparecchi elettronici affetti da quella che chiamiamo “obsolescenza programmata”.

I comportamenti individuali non sembrano avere un effetto percettibile sulle strategie aziendali, tuttavia l’azione collettiva è un’arma che non possiamo dimenticare di possedere. Il 2 febbraio 2019 a Bellinzona eravamo in un paio di migliaia a far sentire la nostra preoccupazione riguardo la situazione ambientale: una manifestazione che ha inteso denunciare la direzione pericolosa sulla quale stiamo proseguendo, così come hanno fatto i nostri connazionali in diverse città della Svizzera.

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